Nuraghe Simieri

Nuraghe Simieri

Sorge sull'omonima collina di Simieri, catastalmente è individuata al Foglio 4 particella 2 (il cui centro ha coordinate: Lat. 39° 32' 7.588" N, Lon. 9° 7' 4.774" E). Il monumento dista 250 metri dal centro dell'incrocio fra la nuova SS 128 e la SS 547 (Senorbì- Ortacesus).

L’edificio si compone di una torre principale costituita da filari subregolari di conci parallelepipedi squadrati posti in opera a file alternate. Il vano interno non è ispezionabile poiché risulta ricolmo degli strati di crollo e interro. Sul lato nord-ovest è visibile il perimetro esterno di una seconda torre di cui residuano in elevato pochi filari emergenti dal piano di campagna. Nell’area immediatamente circostante alla struttura si rileva, infine, l’esigua presenza di frammenti ceramici in dispersione superficiale riferibili al repertorio in uso in età tardoimperiale (ceramica comune da mensa, sigillata africana)

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Simieri

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Si racconta che un tempo, dove oggi sorge il centro abitato, ci fosse una foresta fitta e intricata abitata da tanti cinghiali.Ma un giorno, giunse qui un popolo bello e forte , le cui donne erano delle fanciulle bellissime, con una pelle così delicata che una foglia di lattuga avrebbe potuto ferirle.

Gli uomini erano dei rari giganti. In un giorno solo disboscarono la foresta e ammazzarono i cinghiali. Il giorno dopo nella stessa zona costruirono un villaggio che chiamarono Sirbonì (da “sirboni”- cinghiale) che con i millenni si è trasformato in Senorbì. Questo popolo era diviso in ceti sociali. La corte e la nobiltà si stabilirono rispettivamente nel colle di Simieri e di Segolay (attuale Santa Mariedda), il popolo in povere capanne costruite a valle, dove oggi sorge Senorbì.

Si racconta che il sovrano di questo popolo, che abitava nel nuraghe di Simieri, si innamorò di una giovane di Segolay, ma trascorsi tanti anni senza che venisse corrisposto, il re impazzì per il dolore e distrusse la sua reggia uccidendo i cortigiani. Anche il telaio d’oro che aveva preparato per la sua sposa rimase sepolto nel nuraghe. Qualcuno dice che ancora oggi a mezzogiorno nelle calde giornate estive si possa sentire, portato dal vento, il rumore del prezioso telaio accompagnato dal canto delle cortigiane


Fonte: https://www.donnanuragica.com/siti-archeologici-sardi/nuraghi/simieri/

Scopriamo di più

Simieri è considerato un nuraghe complesso, probabilmente di tipo quadrilobato, con un mastio centrale e almeno una seconda torre visibile sul lato nord‑ovest.​

La torre principale è costruita con filari di grossi conci parallelepipedi in pietra, ma la tholos interna è implosa e il vano è oggi riempito dai crolli, per cui l’interno non è ispezionabile; restano comunque in alzato diversi corsi murari che ne mostrano l’importanza originaria.

Il nuraghe Simieri si colloca nella Trexenta, in prossimità di Senorbì, al confine tra i territori comunali di Senorbì, Selegas e Suelli.​

Dista circa 1 km in linea d’aria dal centro abitato di Senorbì, su un’altura che domina la piana circostante, raggiungibile tramite strade di campagna impostando come riferimento le coordinate 39.53547 N, 9.11802 E su un navigatore GPS.

Il sito è in gran parte ancora interrato e “in attesa di essere portato alla luce”, con crolli che rendono non accessibili gli ambienti interni, ma dall’esterno si riconoscono bene la torre centrale e il perimetro del complesso.​

Il nuraghe Simieri è oggetto di interesse locale (compare anche tra i “Luoghi del cuore” del FAI) e può essere visitato come sito all’aperto, verificando però sul posto o con gli enti locali eventuali limitazioni di accesso e la praticabilità dei percorsi di campagna.​

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Le schede ufficiali e le pagine divulgative dedicate a Simieri indicano la tipologia del nuraghe, le sue caratteristiche costruttive e il contesto territoriale, ma non riportano il nome di un direttore di scavo né di una missione archeologica specifica associata al sito. Questo suggerisce che finora ci si sia limitati a rilievi, ricognizioni e studi d’insieme sull’area di Senorbì e della Trexenta, senza una lunga campagna stratigrafica continuativa solo su Simieri.
Per l’area nuragica della Sardegna meridionale, compresa la Trexenta, gli studi di riferimento sono quelli di grandi nomi dell’archeologia sarda come Giovanni Lilliu e, più in generale, gli archeologi della Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano, che hanno prodotto inquadramenti territoriali nei quali rientrano anche i nuraghi del Senorbese. Tuttavia, nelle fonti accessibili non viene indicato in modo esplicito un singolo archeologo “autore degli scavi del nuraghe Simieri”, per cui, allo stato delle informazioni disponibili, non è possibile attribuire il sito a un nome preciso come avviene per Su Nuraxi (Lilliu) o altri grandi complessi.

Partecipazione a gli studi sul nuraghe

Giovanni Lilliu

Archeologo sardo tra i massimi studiosi della civiltà nuragica, ha definito il quadro interpretativo generale dei nuraghi e dei villaggi nuragici in Sardegna, incluso il settore meridionale in cui ricade la Trexenta.​ I suoi lavori, pur non essendo specificamente dedicati a Simieri, rappresentano il riferimento scientifico di base per l’interpretazione del sito e del suo contesto storico

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Cagliari e Oristano

L’ufficio della Soprintendenza cura la schedatura ufficiale del nuraghe Simieri nel Catalogo nazionale dei beni culturali, con la descrizione tipologica e il suo inquadramento cronologico nella protostoria sarda.

Autori e realtà locali (Comune di Senorbì e portali culturali)

Il Comune di Senorbì e i portali culturali locali (come “Senorbì e la sua storia” e siti divulgativi sull’archeologia della Trexenta) pubblicano schede e articoli sul nuraghe Simieri, spesso senza indicare chiaramente il singolo autore.​ Questi contributi offrono descrizioni aggiornate del monumento, del paesaggio circostante e delle leggende legate al sito

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Lorem

Lorem

But I must explain to you how all this mistaken idea of denouncing pleasure and praising pain was born and I will give you a complete account of the system, and expound the actual teachings of the great explorer of the truth, the master-builder of human happiness. No one rejects, dislikes, or avoids pleasure itself, because it is pleasure, but because those who do not know how to pursue pleasure rationally encounter consequences that are extremely painful. Nor again is there anyone who loves or pursues or desires to obtain pain of itself, because it is pain, but because occasionally circumstances occur in which toil and pain can procure him some great pleasure. To take a trivial example, which of us ever undertakes laborious physical exercise, except to obtain some advantage from it? But who has any right to find fault with a man who chooses to enjoy a pleasure that has no annoying consequences, or one who avoids a pain that produces no resultant pleasure?

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